Dopo la decisione degli Usa anche l'industria europea chiederà un nuovo monitoraggio dei flussi commerciali
 MILANO - Le importazioni di acciaio dai Paesi emergenti continuano a correre; gli Usa prorogano il programma di monitoraggio e i produttori europei si preparano a chiedere altrettanto a Bruxelles. Lo scacchiere internazionale della siderurgia è di nuovo in fermento e l'Italia registra i sintomi di un cambiamento storico: la concorrenza che arriva dall'Est Europa e dall'Asia adesso minaccia da vicino anche la produzione di alta qualità. Russia, Ucraina, Turchia e da qualche tempo il gigante cinese stanno invadendo il mercato anche negli acciai speciali, come quelli inox, a lungo presidio quasi inespugnabile della siderurgia italiana. Il dato è contenuto nell'ultimo rapporto elaborato da Federacciai e dall'Osservatorio siderurgico del ministero delle Attività produttive: per gli acciai speciali, come l'inox, nel 2004 l'incremento dell'import rispetto al 2003 è stato del 47,2%; del 70% per il magnetico. «Proprio gli acciai la cui tecnologia avanzata finora aveva fatto ritenere che fossero al riparo dal fenomeno della concorrenza dei Paesi extra Ue. È evidente - si legge nel rapporto - che ogni differenziale di qualità dovrà purtroppo misurarsi con situazioni di mercato a costo del lavoro inferiore, anche di dieci volte, a quello praticato sul mercato nazionale». cIn pratica, il contenuto tecnologico non basta più a compensare il gap di costo rispetto a Russia, Ucraina, Cina. Gli acciai speciali, oltre al ferro e al carbonio, contengono altri elementi (ad esempio nichel) che ne migliorano le prestazioni meccaniche e tecnologiche per soddisfare specifici impieghi industriali. In volumi, rappresentano una nicchia della produzione nazionale ma sono una fetta importante dei ricavi e dei profitti delle aziende. Come della Lucchini, appena passata alla russa Severstal, o della tedesca ThyssenKrupp, che proprio sull'acciaio inox fonderà i suoi futuri investimenti nel polo di Terni. Alle loro spalle, specializzato negli inossidabili, un gruppo di pesi medi e piccoli della siderurgia italiana: le Acciaierie Valbruna di Nicola Amenduni, la valdostana Cogne Acciai Speciali, le bresciane Aso Siderurgica e Italfond, la Rodacciai di Lecco. In totale, lo scorso anno, l'import italiano dai Paesi terzi (8,2 milioni di tonnellate) è aumentato del 13% ma Salvatore Salerno, direttore generale di Federacciai, spiega perché in questa fase gli allarmismi sarebbero inutili: «Il fenomeno va letto in modo più ampio, andando oltre il caso degli acciai speciali. L'import di prodotti piani (destinati ad esempio a elettrodomestici e automotive) è in calo, quello di prodotti lunghi (per l'edilizia) è in crescita del 4% e l'aumento più significativo (50%) riguarda i semiprodotti, che vengono reimpiegati nel ciclo produttivo delle acciaierie. Più dei quantitativi, semmai, preoccupano i prezzi a cui il materiale può arrivare in Europa». Per questo, dopo la recente decisione americana di prolungare il monitoraggio dell'import di acciaio di quattro anni fino a marzo 2009, Eurofer, l'associazione dei prodotti europei, potrebbe chiedere a breve un analogo intervento alla Commissione. Il monitoraggio consente di rilevare i quantitativi importati ed eventuali fenomeni di dumping con un anticipo sufficiente ad attivare le contromisure. In futuro nel mirino, come per molti altri settori industriali, potrebbe esserci la Cina. Secondo gli analisti dell'Iron and steel statistics bureau, già quest'anno Pechino dovrebbe trasformarsi in esportatore netto di acciaio sconvolgendo gli equilibri mondiali tra domanda e offerta
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